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.:Analisi approfondita
Lo studioso fece un'analisi pił approfondita della consuetudine: "I nostri agricoltori antichi figurano sotto parecchi brutti e mostruosi aspetti i loro nemici, e ne serbano ricordanza in una tradizione di una "stria", strega, e d'una "vècia", vecchia.
Nei tempi cristiani si associò al demonio questa nemica, e quindi si tenne compagna del calore, e perciò ai primi giorni tiepidi di primavera, i contadini del piano dicono: "l'è ignida föra anche la stréa", e quando si vede sulle pietre il tremolio della calura, dicono "él bala la ècia", la quale si credeva tornasse sotto terra al sopravvenire del freddo, onde gli strati di creta d'un giallo sudicio, indizio d'antiche paludi, che si scoprono scavando, diconsi dai contadini letto o nido di vecchia.
A questa maliarda si attribuiscono i germi infecondi di terra pei campi, i pezzi di terra ribelli a coltura, il malume delle erbe, le malattie delle bestie, i nodi istricabili della coda dei cavalli"; "ècia", quindi, come strega.
Sempre Gabriele Rosa alla fine dell'Ottocento descriveva come si celebrava il rito della vecchia al rogo: "La mattina del giovedì da quasi tutte le famiglie sen espongono sulle finestre e sui veroni delle case capricciosi fantocci, o si conficcano dalla plebe sovra acuti pali di mezzo alle streghe maggiori. I fantocci dalle finestre si ritirano alla sera e quelli sulle vie si abbruciano con fuochi d'artificio con grandi clamori e battimani. Non si direbbe quel giorno d'aver pranzato se non si mangiassero frittelle e bevesse vin bianco".
Il giovedì di mezza Quaresima si festeggia ancora oggi ovunque con il rogo della vecchia ("ècia") tra festa e allegria generale spesso insieme ala distribuzione di frittelle e vino.
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